I care
I care
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Il G.A.P. (Gruppo Approfondimento Politica) ha proposto ad amici e simpatizzanti un incontro, lo scorso 10 giugno '09, presso il centro culturale G. Salmi della Parrocchia del Farneto, dal titolo:
“Don Lorenzo Milani e l'impegno politico”.
La serata è stata condotta dal professor Innocente Pessina della Fondazione don Milani di Firenze, nonché preside del liceo classico Berchet di Milano. I convenuti hanno potuto gustare un montaggio, costruito mettendo insieme spezzoni del film di Castellitto e testimonianze di amici del sacerdote fiorentino e inoltre ascoltare l'appassionante racconto della vicenda biografica di don Milani, tracciata con particolare attenzione alla dimensione politica e sociale del suo vivere tra la gente e per la gente.
Cresciuto in una delle più ricche e colte famiglie fiorentine, nei primi decenni del Novecento, e figlio di madre di estrazione ebraica ed atea, don Lorenzo Milani (1923- 1967) visse una giovinezza contraddistinta dagli studi (che non gli interessavano gran che) al liceo classico Berchet di Milano. Voleva fare il pittore e studiò per questo, sino all'improvvisa scelta di entrare in Seminario a Firenze, dopo l'estate 1943. Abbracciò con tutto se stesso il ministero sacerdotale e fu ordinato presbitero nel 1947.
Caratteristica fondante della personalità di quest'uomo, è stata l'obbedienza, l'assoluta capacità di rinnegare se stesso in nome della propria scelta di uomo di Dio: e non si pensi che vivere con profonda intelligenza e integrità totale il Vangelo non comporti lo scontrarsi con la propria comunità di appartenenza o con i superiori ai quali la si deve quella stessa obbedienza. Don Milani infatti calcò le scene della curia fiorentina descritto e percepito come un prete “rosso”, contestatore, a tutti i costi fuori dalle righe: in realtà per lui non esistette dolore più grande di non essere compreso e accolto dal suo Vescovo come un servitore della verità evangelica e non di una o dell'altra “ditta”, come scrisse (della parte comunista o di quella cattolica).
A Calenzano, prima comunità ove fu posto come sacerdote nel 1947, intuì di dover invitare i giovani, tutti i giovani, a partecipare a conferenze su tematiche sociali ed estremamente concrete della Firenze del secondo dopo guerra (questione sociale operaia, diritto al lavoro e allo sciopero, ricostruzione etc.).
A 32 anni, il 7 dicembre 1954, don Milani, fu nominato parroco ed esiliato a Barbiana, una comunità di poche anime della montagna fiorentina.
Il giorno dopo il suo arrivo -conseguenza dell'imposizione vescovile di trasferirsi in un luogo ove potesse dare il meno fastidio possibile- don Lorenzo comprò la propria tomba nel piccolo cimitero di Barbiana, per indicare la scelta, sebbene molto sofferta, di aderire al proprio mandato e di dedicare per sempre e senza misure la vita a quella gente che gli era stata affidata.
Come è noto, istituì una scuola per i ragazzi del luogo, scuola che crebbe ed esistette in quanto parte di quella comunità, esperienza irriproducibile di un disegno pedagogico ed educativo geniale che poneva al centro gli studenti culturalmente più fragili e apparentemente sprovvisti di opportunità di vita. La scuola di Barbiana costituì una scuola di vita per quei ragazzi, figli di contadini e di pastori, per nascita senza alcuna possibilità di riscatto sociale e politico.
Sulla porta della scuola, ancora oggi, troviamo il motto che don Milani coniò e sul quale costruì la sua esperienza di uomo e di maestro: “I care”. Ossia: mi interessa, mi sta a cuore, mi preoccupa tutto di te. Un messaggio vitale per noi, per gli insegnanti, gli educatori, i genitori: tutto quello che faccio -bambino, ragazzo che tu sia- lo faccio perchè mi interessi, mi interessi proprio tu. Tu sei al centro dei miei sforzi e delle mie quotidiane fatiche. La cosa più importante per noi adulti è di esserci, di realizzare la nostra presenza credendo fortemente nelle nostre responsabilità nei confronti dei più piccoli.
Nel testamento don Milani scriverà: “Cari ragazzi ... ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto sul mio conto”.
Arditamente collegato al proprio stile di vita e di insegnamento, ritroviamo la concezione politica di don Milani: se si desidera fare politica occorre mettersi in un atteggiamento di servizio, al di là dei propri interessi personali: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia” (Lettera ad una professoressa).
In conclusione ecco elencate le opere più significative del Priore di Barbiana: Esperienze pastorali 1958, Lettera ai cappellani militari 1965, Lettera ai giudici 1965, Lettera ad una professoressa 1967.
